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    Ecco il Testo (karaoke) della base che vuoi scaricare, il link per effettuare il download di Deus ti salvet Maria (Ave Maria in sardo) – Tazenda & De Andre' di​. Ecco il Testo (karaoke) della base che vuoi scaricare, il link per effettuare il download di Deus ti salvet Maria – (Ave Maria in sardo) Tazenda & Fabrizio De. Ricerca e scarica dei Versioni Strumentali MP3 La versione strumentale di Deus ti salvet maria resa famosa da De Andrè non è attualmente disponibile nel​. Deus ti salvet Maria (noto anche semplicemente come Ave Maria sarda) è un canto devozionale appartenente alla tradizione sarda, scritto nel XVIII secolo dal poeta Bonaventura Licheri (Neoneli, - ). Il testo fu composto (o tradotto​) intorno al ; la trascrizione più antica è Crea un libro · Scarica come PDF · Versione stampabile. Basi per karaoke con testo mid e kar. Tazenda - Deus Ti Salvet padutchcampsite.info · Download · Tazenda - padutchcampsite.info · Download · Tazenda - Domo Mia(​Con.

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    Il battesimo su vinile nel con "Fatalita'" brano destinato ad entrare di diritto nella storia della nostra musica leggera ; l'anno successivo "Dondolo" una cover del gruppo americano Turtles, poi una serie di 45 giri.

    La registrazione su vinile avvenne soltanto due anni dopo. Il successo fu talmente profondo da ingenerare in molti la convinzione che appartenesse alla tradizione sarda, rispolverato ed adattato.

    Nel intendendo proseguire sulla strada di una musica più legata alla tradizione e quindi più interessati al mercato sardo, incidono "Pensende a tie", sempre di Costa - Strinna. Nel un nuovo lavoro destinato a consolidare la scelta segnata da "Badde lontana" e "Pensende a tie". Esce "Unu mundu bellissimu" dove i Bertas reinterpretano brani tipici della tradizione sarda da "Tancas serradas a muru" a "A s'andira"; da "No potho reposare" a "Deus ti salvet Maria".

    L'apparato cromosomico del fare musica dei Bertas e' oggi pienamente contrassegnato da questo gene indelebile.

    Ammalatosi d'ulcera, viene preso da attacchi di delirio durante i quali riceverà le apparizioni rispettivamente degli Amuntadores, folletti della tradizione sarda, che attribuiranno la sua malattia al fatto di essersi allontanato dalle sue tradizioni natie, dell'amico Leonardo da lui trasfigurato in Leonardo da Vinci, e della dea Atena, ma alla fine riuscirà a ritrovare se stesso.

    Oggi Gavino Ledda vive con una modesta pensione che gli assegna la Legge Bacchelli, la norma varata dallo stato italiano per soccorrere in qualche modo gli artisti anziani che vivono in condizioni disagiate. Parlando della sua carriera dichiara Non mi interesso dei soldi, sono un artista e tale voglio rimanere, e da anni si batte per la realizzazione di un parco letterario a Siligo, dove si tenta di distruggere l'ambiente con la realizzazione di cave di sabbia. Ma gli ultimi di dicembre la porta della casa nella quale abita è stata crivellata, in segno di ammonimento, da numerosi colpi di fucile.

    Visita del cento del paese L'abitato si distende su un colle affacciato in una vasta area pianeggiante ricca di vulcani spenti. Arriviamo a Siligo con la SP41bis che, alle prime case dell'abitato, arriva a una rotonda. Dedicato alla cantante a cui il paese ha dato i natali, che, come nella più antica tradizione isolana, è stato realizzato utilizzando le materie prime disponibili in loco ovvero, il granito sardo.

    Il Museo si sviluppa su due livelli ed è suddiviso in cinque diverse zone tematiche, ciascuna delle quali raccoglie, grazie anche al contributo di filmati audio e video, le testimonianze della molteplice attività di Maria Carta.

    Qui, a trecento metri da dove avevamo imboccato la via Vittorio Emanuele, al civico numero 32, alla destra della strada, si trova l'edificio che ospita il Municipio di Siligo, con la sua sede ed i principali uffici che forniscono i loro servizi ai cittadini ed alle attività produttive.

    Dalla piazza Maria Carta si scende con una scalinata nella piazza sottostante affacciata sulla via Enrico Berlinguer, nella quale è presente sulla destra l'edificio che ospita il più grande Planetario della Sardegna, un polo importante nella ricerca astronomica, con una cupole del diametro di cinque metri, capace di accogliere gruppi di circa trenta persone.

    Il Planetario è gestito dalla Società Astronomica Turritana di Sassari, alla quale si deve anche l'Osservatorio Astronomico situato in località Coas, che visiteremo più avanti. La chiesa parrocchiale di Santa Vittoria vergine e martire Proseguendo lungo la via Vittorio Emanuele verso sud est, dopo centocinquanta metri, al civico numero 63, sulla sinistra della strada, è possibile vedere la Chiesa di Santa Vittoria vergine e martire, che è la Parrocchiale di Siligo, edificata alla fine del quindicesimo secolo, con una tipica struttura tardogotica.

    Del suo primo impianto rimane il presbiterio, con volta a crociera, con nervature e gemma pendula, e rimane anche la torre campanaria. Ha subito in seguito qualche cambiamento, dato che nella prima metà del diciassettesimo secolo è stata ristrutturata, la navata è stata sostituita con quella attuale, con volta a botte, aperta su due navatelle laterali con archi a tutto sesto.

    È stata ricostruita anche la facciata, ma sono rimasti invariati il portale, tipico del tardo barocco, ed il campanile di stile spagnolo del Seicento.

    Torre del Greco - "Devozioni", protagoniste Antonella Ruggiero e Cristina Donadio | Torresette

    L'ultimo restauro realizzato di questa chiesa è quello della facciata, ultimato nel Si tiene, inoltre, la prima domenica di ottobre la Festa della Beata vergine del Rosario, anch'essa con la prcessione e cerimonie religiose. La chiesa ed oratorio di Santa Croce Sempre lungo la via Vittorio Emanuele, un poco più avanti rispetto alla parrocchiale, subito prima del civico numero 85, sempre sulla sinistra della strada si trova la Chiesa ed oratorio di Santa Croce, costruito nel diciassettesimo secolo per la Confraternita dei Disciplinati, detta anche Confraternita della Santa Croce.

    La chiesa confina con la Casa Parrocchiale, ha una sola navata, con volta a crociera, divisa in tre campate di uguali dimensioni, e con il presbiterio un poco più grande, al quale si aggiunge una piccola abside con cupola a semicatino. L'ultimo restauro della chiesa si è concluso nel Dietro l'altare, presso il muro dell'abside, sono sistemati due leoni in pietra calcarea, trovati sotto l'altare della Cappella di Sant'Antonio in occasione dei restauri del All'interno della chiesa di Santa Croce è conservato un crocefisso ligneo di quercia resistente del diciassettesimo secolo, policromo, di ottima fattura, che viene adoperato durante la Settimana santa per il rito della Deposizione, ossia di S'Iscravamentu.

    Per arrivarci, ritorniamo indietro lungo la via Vittorio Emanuele fino a dove avevamo preso, sulla destra, la via Dante Alighieri che ci aveva portati al Museo Maria Carta.

    Questa volta, presa la via Dante Alighieri, evitiamo la deviazione nella via Aldo Moro per il Museo, e proseguiamo invece dritti fino alla fine della strada. Percorsi cinquecento metri, al termine della via Dante Alighieri, ci si trova di fronte all'ingresso del Cimitero. Vicino all'attuale cimitero, nei pressi dell'omonimo rio, si trovava un tempo la chiesa di Santa Maria de Banzos, che è stata citata negli atti del processo a Julia Carta.

    Il campo sportivo di Siligo Quando siamo arrivati all'interno del centro abitato, alla rotonda, invece di prendere sulla sinistra la via Vittorio Emanuele, proseguiamo sulla destra con la SP41bis, che passa ad ovest dell'abitato. Percorsi circa metri, troviamo alla destra della strada gli impianti del Complesso sportivo comunale di Siligo, dopo i quali la strada provinciale prosegue in direzione della frazione di Siligo denominata Binzamanna. Negli impianti del Complesso sportivo è presente un campo da calcio, dotato di tribune in grado di ospitare circa un centinaio di spettatori, che ospita le partite casalinghe della Polisportiva Siligo, che gioca in Prima catgoria, nel girone G.

    All'interno degli impianti del Complesso sportivo è presente, inoltre, un campo da calcetto ossia calcio a cinque, recentemente ristrutturato e dotato di manto erboso sintetico, ed un campo da tennis.

    La frazione Binzamanna Del comune di Siligo fa parte la Frazione Binzamanna altezza metri , distanza 1. Dalla SP41bis prendiamo verso destra la via Giovanni Maria Angioi, che ci porta all'interno dell'abitato della frazione. Il monte Sant'Antonio come propagine nord occidentale del più vasto tavolato vulcanico denominato monte Pelau Nel suo territorio, infatti, si trovano interessanti siti naturali, quale l'area archeologica di monte Sant'Antonio, di grande interesse scientifico e singolare bellezza, con il suo santuario nuragico, ed il monte santo che descriveremo più avanti.

    Dalla periferia sud orientale dell'abitato di Siligo, è possibile prendere una strada comunale che risale sino alla sommità del tavolato denominato Monte Sant'Antonio, di metri, che si trova a sud del paese, e costituisce la propagine nord occidentale del più vasto tavolato vulcanico denominato Monte Pelau.

    Sulla sommità del monte Sant'Antonio si trova una Croce, situata in un punto panoramico. Il tracciato per raggiungere la sommità del tavolato, piuttosto accidentato, è percorribile con un fuoristrada. Questa strutture si distribuiscono intorno al Tempio a pozzo, situato tra due strutture murarie.

    La prima è curvilinea, mentre la seconda, rettilinea, è interrotta da una piccola nicchia e dal corridoio di accesso ad una torre. Le strutture sono racchiuse da una grande muraglia, che parte dalla torre, arriva ad una costruzione circolare, forse una torre capanna, e ad altre strutture non definibili, sino a collegarsi con un'altra torre simile alla prima.

    Il pozzo conserva la camera circolare, con l'ingresso con la soglia rialzata aperta su un'area lastricata. Il vano che contiene il pozzo presenta dei raccordi angolari, tra due paramenti rettilinei che adattano la pianta circolare ad un alzato quadrangolare, che in origine era coperto da un tetto a doppio spiovente. La pavimentazione è costituita da lastre di scisto, oltre a blocchi lavorati di basalto e di tufo bianco, ed una canaletta di deflusso dell'acqua attraversa tutta l'area lastricata terminando sulla soglia del pozzo.

    Presso l'area sacra è presente un Ambiente circolare del diametro esterno di otto metri, costruito con filari regolari di massi di basalto, e dotato al centro di un focolare circolare. Sono, inoltre, presenti altre due strutture singolari. La prima è realizzata con blocchi ben lavorati di basalto ed è rettangolare allungata, con absidi contrapposte. La seconda, anch'essa rettangolare, è costruita con filari alternati di conci calcarei e basaltici, dotata di quattro ingressi contrapposti sui lati lunghi, e lungo il suo perimetro corre un sedile che si interrompe in corrispondenza di un piccolo seggio cilindrico con cornice.

    Un corridoio rettilineo collega l'area sacra al nuraghe sa Scala de la Perdischeddula, realizzato sull'affioramento roccioso a metri di altezza, di tipologia indefinita probabilmente un monotorre a pianta circolare, costruito con giganteschi blocchi di basalto sovrapposti con tessitura obliqua, del quale sono visibili solo i ruderi di una torre nuragica. Sulla cima del monte Sant'Antonio si trovano diversi altri resti di epoca nuragica, compresi quelli di un villaggio nuragico che va visto come il terminale di un commercio di collane di ambra che collegava la Sardegna al mar Baltico.

    Vi si trovano anche resti dell'epoca romana, ed anche costruzioni che risalgono a dopo l'anno Mille. Vicino, infatti, si trovano i resti di un castello medioevale che si ritiene sia stato abitato fino al Medioevo, fino a scomparire nel XV secolo. Il castello è citato con più nomi, tra cui quello di Castello di Capula, dal nome del borgo medioevale che era sorto attorno alla Chiesa di Sant'Antonio Abate, che era situata sulla sommità del monte, ed è stata distrutta verso la metà dell'Ottocento, fino ad essere attualmente ridotta allo stato di rudere.

    Resti del nuraghe Santo Filighe Usciamo dall'abitato verso nord con la via Vittorio Veneto ed, arrivati alla rotonda, prendiamo verso destra la SP41bis che ci porta in direzione della SP di Carlo Felice. Passato dopo settecentocinquanta metri l'incrocio con la SP80, prendiamo verso sinistra la deviazione dove la strada prosegue ancora come SP41bis e, dopo due chilometri e trecento metri, ci porta al raccordo che immette sulla SS di Carlo Felice.

    Dopo questo raccordo, la SP41bis prosegue con il nome di SP Passati il Distributore di carburanti, seguiamo la SP96 per un chilometro, poi troviamo una deviazione sulla destra, la prendiamo, dopo una settantina di metri prendiamo a sinistra, e le seguiamo per seicentocinquanta metri, dove troviamo, alla sinistra, una casa colonica dietro la quale si trovano i resti del nuraghe Santo Filighe.

    Si tratta di un nuraghe di tipologia indefinita, edificato a metri di altezza, che si trova un poco più a nord dei limiti settentrionali dell'altopiano di s'Aspru. Dopo settecentocinquanta metri, passata la deviazione dove a sinistra proseguirebbe la SP41bis, proseguiamo dritti sulla SP80 che si dirige verso ovest in direzione di Ardara, e, dopo duecentocinquanta metri, arrivati in località Coas, vediamo, alla destra della strada, l'edificio che ospita l'Osservatorio Astronomico di Siligo.

    L'Osservatorio è dotato di un telescopio primario in configurazione Ritchey Chretien da mm di diametro su montatura equatoriale, il più grande in tutte la Sardegna di questo tipo. L'Osservatorio, che è stato inaugurato nel , è dotato di una sala conferenze multimediale ed è gestito dalla Società Astronomica Turritana di Sassari, alla quale si deve anche il Planetario che abbiamo già visto quando, all'interno dell'abitato, siamo arrivati in piazza Maria Carta.

    Dopo settecentocinquanta metri, passata la deviazione dove a sinistra proseguirebbe la SP41bis, proseguiamo dritti sulla SP80 che si dirige verso ovest in direzione di Ardara, e, dopo poco meno di un chilometro, passata con un viadotto la SS di Carlo Felice, arriviamo a uno svincolo. Proprio allo svincolo, al lato sinistro della strada, si affaccia la Chiesa di Santa Maria di Bubalis, definizione che risulterebbe errata perché il sito di Bualis, al quale si riferiscono i documenti medievali, risulterebbe in una zona dell'attuale territorio di Tergu.

    Questo tempio dalle forme uniche nel panorama architettonico sardo è stato identificato da alcuni studiosi ottocenteschi con la Chiesa di Nostra Signora di Mesumundu, benché non esista nessuna fonte documentaria che possa convalidare simile identificazione.

    La chiesa è stata edificata in pieno periodo bizantino, alla fine del VI secolo, sulle rovine di un preesistente edificio termale romano del II secolo, nel periodo imperiale. Accanto alla chiesa si trovano, infatti, ancora i resti dell'acquedotto romano. Nel il giudice turritano Barisone I, dona alla basilica di Montecassino, le Chiese di Santa Maria di Bubalis e di Sant'Elia di monte santo, e poiché tale monte e la sua chiesa ancora esistente, si trovano in territorio di Siligo, quasi tutti gli storici hanno associato la nostra Santa Maria, a quella donata ai monaci benedettini, per il semplice fatto che i due edifici sono vicini tra loro.

    I monaci Benedettini la ricostruiscono in stile tardo bizantino dopo il , e la chiesa diviene il fulcro religioso del primo insediamento di Villanova Montesanto, villaggio estintosi entro gli inizi della seconda metà del XVII secolo.

    Nuovamente rifondato circa un secolo dopo, in associazione alla chiesa di San Vincenzo Ferrer, ha comunque vita breve, e scompare entro il , dato che documenti ottocenteschi attestano l'abbandono di Santa Maria e la successiva riparazione avvenuta nella metà dello stesso secolo. Nel diciannovesimo secolo era ridotta in stato di rudere a causa di un crollo che aveva interessato parte l'abside meridionale, ed è stata interessata da un importante lavoro di consolidamento, operato nel La struttura, che nel tempo ha subito varie modifiche, è realizzata a file di mattoni in cotto che si alternano a cantonetti di basalto, ed è caratterizzata un corpo circolare centrale con una cupola sferica di dieci metri di diametro, absidato con absidi disposti a trifoglio, affiancato da due ambienti di cui uno voltato a botte ed uno semicupolato.

    Alcune ampie finestre assicurano l'illuminazione degli spazi interni, che sono totalmente spogli e privi persino di altari, in quanto l'edificio non è più utilizzato per funzioni religiose. Nel sono state individuate sepolture ed una canaletta che scorre lungo la pavimentazione, segno di una qualche attività legata al culto delle acque.

    La frazione s'Aspru sull'altopiano di s'Aspru Allo svincolo dove abbiamo trovato la chiesa di Santa Maria di Bubalis, seguendo le indicazioni per Mondo X s'Aspru prendiamo la strada sulla sinistra, che, dopo circa un chilometro, ci porta all'interno della Frazione s'Aspru altezza metri , distanza 4.

    Qui si trova la comunità agropastorale di Mondo X Sardegna, una specie di fattoria pedagogica impegnata in un programma di recupero psico sociale che si compie di norma nell'arco di tre o quattro anni, nella quale trovano ospitalità una trentina di ragazzi.

    Sull'altopiano di s'Aspru sorgono diversi nuraghi, che evidentemente sono stati edificati in una logica di difesa, dei quali abbiamo già visto il nuraghe Santo Filighe, che si trova più a nord, e vediamo gli altri principali. Resti del nuraghe Ponte Molino Se prendiamo la SP80 in direzione di Ardara, passata la chiesa di Santa Maria di Bubalis, prendiamo la strada sulla sinistra, che porta alla frazione s'Aspru. Seguita in direzione nord per circa centocinquanta metri, prendiamo una deviazione a sinistra, e la seguiamo per poco più di altri cento metri.

    Nella campagna, alla sinistra di questa deviazione, ossia verso nord, si trovano a una certa distanza i resti del nuraghe Ponte Molino.

    Si tratta di un nuraghe di tipologia indefinita, edificato a metri di altezza, che si trova sui limiti meridionali dell'altopiano di s'Aspru. Resti del nuraghe Scala Ruia Se prendiamo la SP80 in direzione di Ardara, passata la chiesa di Santa Maria di Bubalis, prendiamo la strada sulla sinistra, che, dopo circa un chilometro, ci porta alla frazione s'Aspru. Usciamo da questa frazione con una parallela alla strada che ci ha portato all'interno della frazione, la quale si muove verso nord ovest, la seguiamo per circa un chilometro, e vediamo, alla sinistra della strada, i resti del nuraghe Scala Ruia.

    Si tratta di nuovo di un nuraghe di tipologia indefinita, edificato a metri di altezza, che si trova molto più a nord rispetto al nuraghe Ponte Molino, sui limiti settentrionali dell'altopiano di s'Aspru, e dista solo seicento metri dal nuraghe Santu Filighe.

    Resti del nuraghe Conzattu Il principale tra i nuraghe presenti sull'altopiano di s'Aspru è il nuraghe Conzattu, al quale si arriva con la SP80 in direzione di Ardara.

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    Passata la chiesa di Santa Maria di Bubalis, seguiamo la SP80 per un chilometro e quattrocento metri, fino a vedere alla sinistra un cancello, con le indicazioni per raggiungerlo. Si trovano i resti del nuraghe edificato a metri di altezza, che si trova sui limiti meridionali dell'altopiano di s'Aspru. Si tratta di un nuraghe complesso con una torre principale centrale abbastanza ben conservata, e bastione a profilo concavo e convesso, con tre torri aggiunte. Di esso si pubblicano anche quartine sino a quel momento sconosciute.

    I componimenti pubblicati da Eliano Cau insieme al fratello Tonino e con il sostegno del Coro di Neoneli, di cui il secondo è uno dei componenti più attivi, si dice siano solo una piccola parte di un ricco deposito documentario.

    Siamo informati dalla prefazione che si tratterebbe di fogli sparsi del rettore Patta, trovati tra le carte di Raimondo Bonu e affidati alle mani di Eliano Cau.

    Il sacerdote di Ortueri, chissà perché, non ne aveva mai dato notizia ufficiale, né aveva pensato di pubblicarli per conto suo. Questo materiale e i dati biografici esposti dal Bonu in Scrittori sardi del secolo XVIII, costituiscono il dichiarato riferimento documentario dell opera.

    Vi si aggiunge una memoria storica che altro non è se non una leggenda popolare che, come vedremo, ha confuso, appiattito e mescolato dati reali e fantasie.

    I testi inediti contenuti nel volume pubblicato nel non sono stati conservati né da manoscritti di Bonaventura Licheri, né da quaderni almeno ottocenteschi.

    Si parla di un antico e misterioso testo originale e ci viene detto che esso è stato mangiato dai topi. Prive di sostegno documentario, le poesie inedite sono usate per dimostrare fatti che a loro volta faticano a trovare elementi di appoggio verificabili.

    Gli archivi della Società conservano memoria di tutti coloro che entrarono, anche per pochi giorni, nei collegi gesuitici. Sappiamo, grazie agli studi di Raimondo Turtas, chi furono i compagni sardi del padre Vassallo 21, sappiamo chi c era nei collegi gesuitici sardi negli anni dal al Ebbene, non vi è traccia di Bonaventura Licheri tra gli studenti e i padri gesuiti di Cagliari o di Sassari, né tra gli 8 compagni delle Missioni, sette sardi e un milanese. Non è esistito nella seconda metà del Settecento alcuno studente gesuita di questo nome, tanto meno un Padre della Compagnia.

    Anche nella remota Sardegna essi lasciano tracce importanti. E dunque? Per loro egli fu gesuita e compagno del Vassallo, mentre l altro fu secolare e addetto alle attività della Parrocchia di Neoneli. Occorre forse cercare una pista diversa e una spiegazione molto più semplice.

    Basta solo un po di attenzione e pazienza e la necessaria ricerca tra gli atti notarili, tra le registrazioni di nascite, morti, matrimoni, matricole degli Stati delle Anime nei registri parrocchiali. Soprattutto nei cataloghi degli studenti, fratelli e padri della Compagnia di Gesù in Sardegna.

    Si arriva in questo modo a scoprire che Bonaventura Licheri è vissuto in un epoca diversa da quella in cui lo si cerca, che ha avuto in sorte una vita più sem- 20 Il Rosarium è contenuto in Sergio Bullegas, La scena persuasiva, Edizioni dell Orso, Torino Il Deus ti salvet Maria è a pagina Raimondo Turtas, Storia della Chiesa cit.

    In data 10 maggio il Libro dei defunti di Neoneli registra la morte di un Bonaventura Licheri Ha 66 anni e nelle sue ultime volontà si preoccupa soprattutto di rendere ancora vive e attuali le volontà della madre Maria Dehias, morta quasi 50 anni prima. Tra queste vi è il finanziamento e la cura della festa e dell ottava di S. Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù. La presenza di un legame familiare con il santo spagnolo è attestata anche dal fatto che il padre di Maria Dehias, che le sopravvive e sarà suo curatore testamentario, si chiama anche egli Ignazio.

    I Licheri vengono da Ghilarza. Conquistano ruoli di relativo prestigio come letrados, uomini di cultura e di amministrazione che si pongono al servizio della Chiesa, del Re e dei suoi feudatari. Un ramo trova sistemazione nel Barigadu, nelle terre infeudate al Conte di Montesanto e Marchese di Villasor, un altro vive e acquista prestigio nel Marchesato di Oristano, le cui rendite sono ancora del Re sino all affermazione di Damiano Nurra, primo Marchese d Arcais. La famiglia che si stabilisce nell oristanese, tra Milis, San Vero Milis e Oristano, trasmette di nonno in nipote il nome di Bonaventura.

    Sono notai che ricoprono cariche amministrative, Consiglieri e funzionari nel comune di Oristano, spesso sono nominati Ufficiali di Giustizia e Giudici nei tre Campidani Anche il ramo che si stabilisce nel Barigadu ha il suo Bonaventura, ma costui non lascerà discendenza. E il nostro poeta, il Bonaventura Licheri sepolto nel , un anno prima della nascita di un bambino a cui viene posto il suo nome, probabilmente per onorare proprio lui, il parente già famoso.

    Come sapeva il canonico Spano, aveva studiato dai gesuiti, ma era uscito dalla Società di Gesù prima di essere ordinato sacerdote e poter essere chiamato Padre. Non era stato compagno del Vassallo perché era morto pochi anni dopo l arrivo del gesuita piemontese, quando ancora egli, forse, si dedicava a insegnare inutilmente l italiano ad alunni recalcitranti.

    Bisognava consultare con più attenzione i cataloghi degli studenti dei collegi gesuitici per trovarvi il Bonaventura Licheri di Neoneli. Bastava tornare indietro di mezzo secolo circa, quando ancora in Sardegna non si immaginava di poter essere qualcosa di diverso da sudditi del re di Spagna.

    Nei cataloghi degli studenti del Seminario di Cagliari c era la risposta a tutte le domande sul poeta di Neoneli. Un fratel Buenaventura Liqueri, Leonelensis Leunelli è la pronuncia locale di Neoneli , nato il 19 gennaio , entrava nella Società di Gesù il 7 gennaio , a pochi giorni dal compimento del 17 anno.

    Sappiamo dalla scheda del Catalogus primus Seminarij Calaritani Societatis Jesu anni che le sue forze fisiche sono mediocri, che è al terzo anno di Filosofia, che ha preso i voti ordinari il 17 gennaio , ha insegnato grammatica ai più piccoli per un anno, nel è prefetto degli alunni.

    Dai documenti della Compagnia, e in particolare dal supplemento al catalogo della provincia dell anno , sappiamo inoltre che, ancora da scolaro, ma stavolta nel Collegio di Sassari, ha lasciato la Società il 4 settembre Bonaventura Licheri non è quindi diventato Padre gesuita, anche se la Compagnia ha avuto un ruolo determinante nella sua formazione culturale.

    Non sappiamo quale grado di parentela legasse Bonaventura a personaggi di rilievo del clero di cui certamente godette la protezione. E registrato spesso col nome di Sebastiano Bonaventura Negli Stati delle anime del villaggio di Neoneli egli ricompare, dopo le attestazioni dell infanzia anni e , di nuovo proprio nel ed è incluso nello stato di famiglia del padre, Antonio Angelo Licheri.

    Costui è una delle persone più in vista del villaggio. Proviene da Ghilarza, centro più popoloso e importante in quella zona della Sardegna centrale. Il padre di Bonaventura arriva a Neoneli come nipote del Rettore Francesco Fadda e sposa Maria Dehias, di una ricca famiglia del luogo. In qualità di scrivente è probabile che svolga funzioni burocratiche in relazione con il Marchesato cui Neoneli appartiene e con i vasti interessi ecclesiastici.

    Per qualche tempo infatti non è presente nel villaggio, perché la sua famiglia non risulta negli elenchi scritti dai curati di Neoneli. E certamente sindaco nel e la sua risulta sempre ai primi posti, tra le famiglie, per rango e numero di servitori. Bonaventura è dunque di nuovo a casa nel vive col padre e tre servi, due maschi e una femmina. La madre era morta da anni, nell agosto del , lasciando eredi lui e un fratello Bachis, di cui non abbiamo altra notizia. Con questa morte potrebbe avere un collegamento la sua entrata, l anno successivo, nel collegio gesuitico, abbastanza tardiva, visto che ha già 16 anni.

    Tanto più che il padre aveva lasciato Neoneli e si era risposato nel con una Antonia Carta di Ghilarza, figlia del notaio Diego Carta. Il matrimonio non dura molto, poiché la seconda moglie muore nel e il padre rimane solo. Bonaventura è l ultimo maschio della famiglia dopo la morte, non sappiamo quando avvenuta, del fratello Bachis. Essi esercitano il potere amministrativo e giudiziario in nome dei feudatari che vivono in Spagna. Dal matrimonio non sembra siano nati dei figli.

    Non è nobile ed è la moglie legittima di un chierico coniugato, non l amante di un Gesuita missionario. Ancora una volta sono confermate le informazioni già note allo Spano.

    POETI RITROVATI, POETI INVENTATI

    Nonostante la riduzione allo stato laicale e il matrimonio, Bonaventura mantiene uno stretto legame col mondo ecclesiastico. Non solo gode dei privilegi spettanti a un chierico coniugato, ma riscuote ogni sei mesi una pensione ecclesiastica di 25 ducati, provento di un beneficio impiantato sui frutti della rettoria del paese. Metà chierico, metà laico sposato, con una condizione sociale che lo colloca in qualcosa di simile a una piccola nobiltà paesana, Bonaventura ripercorre la carriera del padre e del suocero.

    Costui si è schierato nella lotta per la successione spagnola con Carlo d Austria e risiede a Vienna. Bonaventura rimane Ufficiale sino alla seconda metà del Negli anni successivi si occupa, non avendo figli, e per la fiducia che in lui ripone il ceto benestante del villaggio, dell amministrazione del patrimonio di minori rimasti orfani e affidati alla sua tutela.

    Si sa ben poco d altro: come signore di paese con qualche capitale a disposizione affida greggi e armenti a pastori che si offrono di condurglieli a cumone, cioè con una divisione dei frutti alla scadenza di contratto Bonaventura Licheri muore il 10 maggio a 66 anni. Nel testamento ogni suo 26 Il fatto che con questo nome compaia nell opera di Emanuele Scano, Saggio critico-storico sulla poesia dialettale sarda.

    Cagliari-Sassari, Prem. Tipografico G. Nel primo foglio del manoscritto una dicitura epigrafica dichiarava appartenenti al Licheri le poesie ricordate e dedicate alla Vergine. La moglie Cipriana Polla, di cui non si fa cenno nelle volontà riportate nell atto di morte, morirà a sua volta nel , a 65 anni. Sono gli anni della fioritura della poesia religiosa sarda. Basta citare due nomi: Maurizio Carrus, il sarto di San Vero Milis morto nel a 75 anni, autore di un importante Passione e di libri di devozione di Confraternite che contengono gran numero di gosos; negli stessi anni, i primi decenni del Settecento, Giovanni Delogu Ibba, nato nel , compone il suo Index Libri Vitae, pubblicato nel I testi più noti di Bonaventura, presenti nella raccolta dello Spano, sono inoltre attestati già nel in forma anonima nel repertorio della Confraternita dello Spirito Santo di Cabras.

    I Capitula, gli Statuti di questo sodalizio, andati dispersi come tanti documenti delle Parrocchie e dei Comuni sardi, sono stati fortunatamente ritrovati e sono oggi conservati in una Biblioteca privata dell Oristanese, sotto la tutela della Sovrintendenza ai Beni Archivistici della Sardegna Il libretto manoscritto è opera dello studente di teologia oristanese Antioco Atzory che dichiara nell ultima pagina di averlo scritto all età di 22 anni per incarico del Priore Salvatore Fogheri, fabro lignario et ferrario, ex oppido Cabras, nell anno L attività di copista nell oristanese da parte di Antioco Atzory, nel frattempo diventato sacerdote, è confermata dai Capitulos della Confraternita del Rosario di Tramatza, scritti dae su reverendu Antiogu Attori de Oristanis sende Priore Juanne Caria su annu de La presenza dei gosos dell Addolorata in forma anonima negli Statuti scritti nell anno porta a rendere ancora più plausibile una collocazione del suo autore all inizio del secolo e non negli anni immediatamente precedenti.

    Nella sua Commedia de la sacratissima Passion, rappresentata per la prima volta nel , la Vergine si rivolge al pubblico, dopo il congedo dal Figlio per chiedere: Non mi llamedes como pius Maria Et nen mancu de gracias piena, Llamademi mare de agonia De dolores, tristuras e de penas. L opera del primo è quindi ben conosciuta sin dagli anni Venti del Settecento. Non abbiamo quindi alcun documento su un Bonaventura Licheri identificabile col personaggio indicato dal Bonu e dai fratelli Cau, mentre ne abbiamo trovato uno che coincide col profilo delineato dal canonico Spano, tranne che per l attribuzione del suo distacco dalla vita religiosa alla soppressione dell Ordine.

    Se possiamo ritenere che il Bonu sia giunto a conclusioni erronee in base a dati mal interpretati e a suggestioni leggendarie, cosa dobbiamo pensare delle opere poetiche inedite pubblicate nel e attribuite a Bonaventura Licheri? Come dobbiamo giudicare le poesie pubblicate in Deus ti salvet, Maria, al momento l unica prova della esistenza di un Bonaventura Licheri vissuto dal al , a- mante di Cipriana Polla e compagno del Vassallo?

    Ulteriore attestazione dell attività dell Atzori si ha in un volumetto datato custodito presso la medesima biblioteca privata. Il lavoro, firmato col solo cognome, è commissionato da una Confraternita del Rosario di un villaggio che ignoriamo.

    La somiglianza tra Carrus e Licheri è notevole e meriterebbe un approfondimento. I contatti di Bonaventura Licheri con Oristano sono testimoniati da un atto del 10 marzo , scritto dal notaio sanverese, residente a Oristano, Diego Pinna Caria.

    Chi presenta i testi ritrovati non si preoccupa di spiegare il fatto che opere scritte negli anni tra il e il non potevano avere quella grafia. E un epoca in cui l italiano in Sardegna è praticamente sconosciuto e il modello grafico è ancora offerto dal castigliano, raramente dal latino.

    Troveremo quindi scritto, ad esempio, nei Capitula di Cabras del Pro quie est custu corrutu? Ed ecco invece un esempio tratto dal volume pubblicato dai Tenores di Neoneli: Muda che una losa Est sa cresia gremida Arbor eterna vida, una funtana.. In s umanu caminu, cara e biancu lizu, chi m as postu fastizu pro aer sos votos. Mai ci è capitato di vedere scritto zu, ma giu in figiu, ligiu, fastigiu.

    Sorprendente soprattutto il fatto che solo quelle peculiarità si siano salvate dal lavoro di revisione dei testi, qualora ci fosse un originale autentico, durante le varie trascrizioni. Si deve supporre, infatti, che chi ha copiato questi testi si sia preoccupato di cancellare qualsiasi traccia della grafia settecentesca, di cui, si badi bene, non rimane proprio alcuna traccia, e abbia invece conservato gli elementi neonelesi.

    Eliano Cau ritiene di trovarsi di fronte alle scelte autentiche dell autore e che si tratti, da parte sua, di un voluto adeguamento alla grafia italiana. L esame materiale della fonte è impossibile, perché si dichiara trattarsi di una trascrizione di cui non si dice, né si cerca, l autore. Certo essa è moderna, visto che si è usata la macchina da scrivere.

    D altra parte qualsiasi controllo è reso difficile da una scarsa accessibilità, non solo dei documenti, ma anche dell opera stessa che circola in modo semiclandestino.

    Si tratta di un analisi tutta da fare con gli strumenti filologici opportuni. Ma un primo sguardo consente di farsi un opinione sufficientemente motivata: l opera poetica raccolta in Deus ti salvet, Maria non risale al Settecento ma crediamo sia stata scritta nell ultimo secolo.

    Deus ti salvet Maria

    Ed ecco fiorire iniziative provocate da una riscoperta di elementi etnografici, soprattutto maschere carnevalesche, che sembrano trovare l unico sostegno nei versi del presunto Bonaventura Licheri. Sembra opportuno riportare la traduzione, poiché si dovrebbe spiegare un gremida sardo per rendere l italiano gremita : Muta come tomba, la chiesa gremita: albero di vita eterna, una sorgente lungo il cammino della vita, viso di bianco giglio, tu mi hai turbato perché ho preso i voti.

    Il documento, ritrovato di recente a Ortueri, nella casa del compianto Raimondo Bonu, si tratta di un atobios composizione poetica scritto nel dal padre Bonaventura Licheri, noto soprattutto per le sue composizioni a carattere sacro che ancora si cantano in tutta la Sardegna durante la Settimana Santa.