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    Contents
  1. Un capitano - Francesco Totti - Paolo Condò - - Libro - Rizzoli - Vintage | IBS
  2. Poesia Roma, la Lazio in un vicolo
  3. Libri di Francesco Totti
  4. L’addio di Francesco Totti

Elenco frasi di Francesco Totti; 29 citazioni presenti; fotografia di Francesco Totti. Tutte le frasi celebri Scarica tutte le frasi di Francesco Totti in PDF. Download. La pagina mostra la citazione di un aforisma di Francesco Totti; codice ; sono inoltre presenti brevi Scarica il PDF con tutte le frasi di Francesco Totti. Gli auguri più simpatici arrivati dai nostri utenti per celebrare il compleanno di Francesco Totti. Pubblichiamo il testo della lettera che Francesco Totti ha letto stasera ai Mi piacerebbe farlo con una canzone o una poesia, ma io non sono. padutchcampsite.info S.p.A.. Scarica subito la nostra APP. Scarica.

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Cosa pensa quando vede Totti? Io avevo la stanza con un balconcino che affacciava sul campo Di Bartolomei, dividevo la camera con Gerolin. La domenica mattina eravamo in camera, ci affacciavamo per guardare il 'ragazzino'. Vedevamo le gare di Totti da ragazzino che era incontenibile già all'epoca. Poi ho condiviso una esperienza con lui alla Roma è stata una gioia". Quali sono le principali doti del Pupone? Fattori dovuti anche grazie al suo carattere.

Un capitano - Francesco Totti - Paolo Condò - - Libro - Rizzoli - Vintage | IBS

Si sente? Purtroppo è arrivato questo momento che speravo non arrivasse mai. Ho pianto sempre, tutti i giorni, da solo, come un matto. Perché 25 anni non si dimenticano. Con voi dietro le spalle, che mi avete spinto nel bene e nel male, anche nei momenti difficili… soprattutto. Grazie Roma, grazie a mamma e papà, grazie a mio fratello, ai miei parenti, ai miei amici, grazie a mia moglie e ai miei tre figli.

Mezzo passo fatto un po' in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate. Mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa.

Poesia Roma, la Lazio in un vicolo

Ma i centimetri che ci servono sono dappertutto, sono intorno a noi, ci sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo.

In questa squadra si combatte per un centimetro. In questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi, per un centimetro. Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro. Perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza tra vivere e morire. E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro.

In questo consiste, e in quei 10 centimetri davanti alla faccia. Cominciamo a giocare felici di aver vinto quel braccio di ferro, e la lite è presto dimenticata. Da noi.

Peccato che a fine pomeriggio, quando torniamo a casa, troviamo le mamme in attesa davanti al portone. Sono appena rientrate dal commissariato di via Cilicia. Non posso non andare, anche se sento puzza di bruciato. Vergogna assoluta, totale. Papà mi ha raccontato che a soli otto mesi, in vacanza a Porto Santo Stefano, davo spettacolo spingendo con i piedi sulla spiaggia di sassi il Super Santos arancione che mi aveva regalato, primo di una lunga serie.

Non per fare il fenomeno, ma di solito a otto mesi i bambini nemmeno camminano: io invece portavo a spasso il pallone, e pure su una superficie irregolare. Scendevo in strada ogni giorno. La compagnia dei ragazzini era composta da una trentina di noi, e percepivamo il quartiere come fosse il più bello di Roma: popolare ma non povero, pieno di corti nelle quali giocare, e soprattutto animato dalla gente per strada a tutte le ore.

La mia famiglia era molto estesa, la domenica capitava spesso di andare a trovare i parenti a Trastevere oppure a Testaccio: erano gite piacevoli, ma io mi sentivo veramente bene soltanto a Porta Metronia. Tanto calcio, tante corse, tanti scherzi innocenti: per un periodo ci fu la moda di suonare ai citofoni, e anziché scappare il divertimento consisteva nel rispondere usando un nome famoso. Io ero fissato con Gerry Scotti.

La gente non ne era felice, perché ogni pallone calciato violentemente contro le serrande provocava un rumore esagerato e le conseguenti proteste, ma nessuno di noi se ne curava. Il problema più grave lo avevamo quando il cortile della scuola era chiuso e la palla ci finiva dentro.

Libri di Francesco Totti

Si sobbarcava sempre la seccatura di recuperarci il pallone, una, due, tre volte a pomeriggio. Gli volevo bene, per questo. Forse una prima forma di consapevolezza è arrivata con Paperelle, il gioco di mira che impari da bambino.

Una fila di ragazzi si dispone in cima a una scalinata — noi ci divertivamo davanti alla Manzoni — e al via si muove prima in orizzontale e poi, scendendo i gradini, in diagonale fino alla base. È un esercizio semplice solo in apparenza, perché devi centrare una serie di bersagli in movimento mantenendo la calma man mano che si avvicinano a fine tragitto e il tempo comincia a scarseggiare. Nel corso della carriera mi è stato ripetuto più volte che la fortuna mi ha baciato in fronte.

Quando mi passa accanto il papa, che sta accarezzando i bambini protesi dalle braccia delle madri, mi dedica un leggero tocco della mano sui capelli, e mi pare già tanto.

Procede altri due metri e poi, improvvisamente, si ferma. Si blocca anche mamma, che stava per posarmi a terra. Giovanni Paolo II si volta, torna indietro di due passi, si china su di me e mi bacia in fronte. Il papa ha scelto Francesco!

È tornato indietro per baciarlo! Fine della storia. A Paperelle divento rapidamente imbattibile.

L’addio di Francesco Totti

Non sbaglio mai un colpo, per divertirci dobbiamo giocare a squadre con i più scarsi sempre al mio fianco, in modo che io debba preoccuparmi non soltanto di centrare i miei bersagli, ma anche di correggere i loro errori. Eppure vinco lo stesso, eliminando i miei prima che arrivino a metà strada e dedicandomi poi agli altri. La perizia è data da due fattori. Il primo è il colpo secco: la palla rimane attaccata al collo del piede per una frazione di secondo soltanto, e subito parte una traiettoria molto tesa e veloce, se anche volesse il bersaglio non farebbe in tempo a scansarsi.

Il secondo fattore è la capacità di controllare in un istante i palloni che arrivano da chi deve raccoglierli, e li lancia alla rinfusa nella zona di tiro. Quasi tutti sprecano tempo a rincorrerli, perché hanno sbagliato lo stop e la palla è schizzata via lontana. A me non succede, grazie alla tecnica, e nelle gare a squadre i secondi guadagnati in questo modo sono decisivi. Vincere è bellissimo, ma quello che mi piace veramente è sentire addosso la fiducia dei compagni, sicuri del risultato quando sono in squadra con me.

La responsabilità non è mai stata uno stress, fin dai giorni di Paperelle, e ci sono stati alcuni calci di rigore in partite importanti nei quali il pensiero, prima della battuta, è tornato al cortile della scuola.

Ero una tale sentenza che, quando una volta mi successe di perdere, spesi una fortuna perché tutti se ne approfittarono: nessun Arcobaleno, il ghiacciolo che costava meno, tanti Twister, panna e cioccolato, roba da ricchi.